あらすじ
"Sensuale e ironica, la scrittura di Joanna Bator intreccia realismo storico, sociale e magico per raccontare come la memoria della violenza e dell'amore passi di generazione in generazione. Anzi, di madre in figlia." Aurora Tamigio Joanna Bator – una delle più importanti scrittrici polacche, vincitrice di prestigiosi premi – scrive un romanzo potente e visionario, un’epopea famigliare che è anche, e soprattutto, un atto d’amore, un grido di libertà. “La mia storia famigliare è piena di buchi a forma di uomo.” Così racconta Kalina Serce, erede riluttante e testarda di una dinastia di donne segnate dall’assenza, dall’abbandono e da una rabbia che si trasmette nel sangue, nei gesti, nei silenzi. Tutto comincia nella Slesia del 1938, in una casa abbandonata che un tempo si chiamava pensione Glück: è qui che la bisnonna Berta, figlia del macellaio del paese, sogna una fuga romantica e finisce per commettere un gesto irreparabile. Un filo rosso di ribellione e inquietudine che attraverserà la vita delle sue discendenti. Barbara maneggia coltelli come fossero verità taglienti; sua figlia Violetta colleziona scandali, riviste rosa e nuove acconciature come mappe delle vite che avrebbe potuto vivere; Kalina, la pronipote, cerca di ricomporre i frammenti, di raccontare ciò che è stato taciuto, di spezzare l’incantesimo oscuro che grava sulla sua stirpe. Con un tono che mescola confidenza e disincanto, umorismo e malinconia, Kalina guida il lettore in un’indagine intima e visionaria che si snoda tra Wałbrzych, Unisław Śląski e Sokołowsko, dalla Seconda guerra mondiale a oggi. In un mondo in cui gli uomini svaniscono per scelta, per paura o per colpa, sono le donne a restare: ferite, incatenate al passato ma ancora capaci di lottare per la felicità che è stata loro negata. “Che storia! Davvero troppo per una famiglia insignificante, quasi priva di personaggi maschili decenti. Se in una storia mancano le donne, pochi trovano da ridire: saranno da qualche parte, in una stanza in fondo alla casa; la scarsità di uomini, invece, sembra sempre un’aberrazione preoccupante. Ma in fin dei conti questa è una nostra tradizione: la mia storia famigliare è piena di buchi a forma di uomo.” Quattro generazioni di donne si ribellano alla Storia scritta dagli uomini, tra amori perduti, atti estremi, fughe mancate e segreti tramandati di madre in figlia.

